Alberto Magno e i demoni della filosofia

di g.r.

Tratto (con qualche modifica) da ALBERTO MAGNO, Tenebra luminosissima. Commento alla “Teologia Mistica” di Dionigi l’Areopagita, introduzione, traduzione e note a cura di Giuseppe Allegro e Guglielmo Russino, Palermo, Officina di Studi Medievali, 2007, pp. 23-24:

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Filosofo ingannato dai demoni. Da Mandragore


Filosofo ingannato dai demoni. Miniatura del XV secolo dal De civitate Dei di S. Agostino. Fonte: Mandragore.

Alberto per la filosofia, per difenderne la legittimità, ha dovuto lottare non poco. Anche all’interno del suo ordine gli ostacoli furono formidabili. Le parole che seguono, violentissime, sono indirizzate proprio ai suoi compagni:

Alcuni che non capiscono niente, in tutti i modi vogliono combattere contro l’uso della filosofia. Questo si verifica in modo particolare tra i Predicatori, dove nessuno si oppone loro. Sono come degli animali bruti, che bestemmiano ciò che ignorano. [1]

Abituati a vedere l’ordine domenicano come un’istituzione strettamente legata alla predicazione e all’insegnamento, vincolata ad una missione intellettuale nella quale non poteva mancare la formazione filosofica, è difficile per noi comprendere appieno il ruolo svolto da Alberto. In realtà, nei primi decenni di vita dell’ordine, era diffusa una certa ostilità nei confronti della philosophia, non sorprendente se consideriamo che ne era avvertita soprattutto l’origine e l’ispirazione pagana e veniva di conseguenza percepita come alternativa alla teologia cristiana.

Nelle Costituzioni del 1228, riprendendo un divieto già presente nella tradizione canonistica (Cfr. GRAZIANO, Decretum I, d. 37, c. 1), si prescrive che i frati non si dedichino alla lettura dei libri «dei pagani e dei filosofi», sebbene sia consentito loro studiare le scienze profane previa una specifica dispensa. [2] Pure Geraldo di Frachet stigmatizza in alcuni aneddoti la curiositas filosofica. Ne ricordiamo due:

In Inghilterra un frate aveva intenzione di abbellire la predica che doveva tenere a degli studenti, con argomenti filosofici. Mentre in cella ci stava pensando, di addormentò e vide in sogno il Signore Gesù che gli porgeva una Bibbia esternamente molto rovinata. Siccome il frate gli fece notare la cosa, Gesù l’aprì e, mostrandogli quanto fosse bella all’interno, disse: – vedi che è molto bella, ma voi la rovinate con la vostra filosofia –.

Un frate lombardo, che studiava nel medesimo studio [presumibilmente Oxford], era perplesso se dedicarsi allo studio della filosofia o della teologia. Gli apparve in sogno un personaggio con in mano un rotolo, nel quale potè leggere i nomi dei defunti dei quali si diceva che erano stati gravemente puniti. Ne domandò la ragione e gli fu risposto: – A causa della loro filosofia –. Quel frate capì che era meglio per lui studiare Teologia. [3]

Amiens, BM ms. 216, t. I
Filosofo che scrive attorniato da diavoli. Da Enluminures

È in questo contesto che Alberto si assumerà il compito di rivendicare con forza la legittimità dell’indagine filosofico-razionale, anche a costo di polemizzare con i contemporanei e persino con i suoi stessi confratelli. Abbiamo visto la foga con cui contrattacca nel passo citato all’inizio. E quasi in risposta agli aneddoti delle Vitae fratrum Tommaso di Cantimpré racconta che Alberto gli confidò come il diavolo gli fosse apparso un giorno a Parigi sotto l’aspetto di un frate che intendeva dissuaderlo dallo studio: Albertus Theologus, frater ordinis Praedicatorum narravit mihi, quod Parisiis illi daemon in specie cujusdam fratris apparuit, ut eum a studio revocaret. [4] Exemplum contro exemplum, pure così si combattevano le battaglie intellettuali.

Thomae Cantipratani Bonum universale de apibus

Il De apibus di Tommaso di Cantimpré

 


NOTE

[1] ALBERTO MAGNO, In Ep. VII, p. 504, 28-32: … quamvis quidam, quia nesciunt, omnibus modis velint impugnare usum philosophiae, et maxime in praedicatoribus, ubi nullus eis resistit, tamquam bruta animalia blasphemantes in his quae ignorant (tr. it. di R. Spiazzi).

[2] Constitutiones Ordinis Praedicatorum II, 28: i frati In libris gentilium et philosophorum non studeant, etsi ad horam inspiciant. Seculares scientias non addiscant, nec etiam artes quas liberales vocant, nisi aliquando circa aliquos magister ordinis vel capitulum generale voluerit aliter dispensare; sed tantum libros theologicos tam iuvenes quam alii legant (Chart. I, n. 57, p. 112). Si veda al riguardo G. MEERSSEMAN, In libris gentilium non studeant. L’étude des classiques interdite aux clercs au moyen âge?, in «Italia medievale e umanistica» 1 (1958), pp. 1-13. Il “conservatorismo” educativo domenicano viene delineato nelle pagine di M. M. MULCHAHEY, “First the Bow is Bent in Study…”. Dominican education before 1350, Pontifical Institute of Mediaeval Studies, Toronto 1998, pp. 54-71.

[3] GERALDO DI FRACHET, Vitae Fratrum XX, pp. 208-209 (pp. 298-299 tr. it.).

[4] TOMMASO DI CANTIMPRÉ, Bonum universale de apibus II, 57, 34, p. 563, Duaci, 1627 (cit. in P. MANDONNET, Siger de Brabant et l’averroisme latin au XIIIe siècle I, Institut supérieur de philosophie de l’université, Louvain 1911, p. XLIX). Per il De apibus su Google Books si veda ora qui.

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p style=”margin:20px 0 0;”>Keywords: Albert the Great (Albertus Magnus), philosophy.

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